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LIQUORI E ACCOSTAMENTI: IDEE

Quando parliamo di Salento e di golosità tipiche del luogo la maggior parte dei miei clienti e dei turisti in generale che hanno avuto modo di visitare la nostra terra si illumina al solo pensiero dei pasticciotti, i dolci tipici in pasta frolla dal cuore di golosa crema pasticcera, ma anche mustaccioli, i biscottoni al cacao aromatizzato con cannella e chiodi di garofano, e divini amori, i dolcetti con pasta di mandorle ricoperti di marmellata e glassa di zucchero. Come ben sapete, oltre a questo, però, c’è di più. Non starò lì a raccontarvi delle bellezze del Salento, che parlano da sole, ma mi oncentrerò piuttosto su dettagli e bontà che il sud stesso offre.

Da anni ormai propongo nel mio shop le deliziose creme Villantica, ispirate all’antica arte dolciaria che rappresenta a pieno la pasticceria salentina, con le creme di liquore omonime, che ricalcano i gusti tipici dei dolci più amati. Una vera e propria arte, quella del liquorificio Villantica, che trasforma i dolci tipici salentini in golosissime creme, dai gusti dolci, delicati o più decisi e che potete approfondire ulteriormente in questo interessante articolo.

Ormai dovreste conoscermi e sapere con quanto entusiasmo mi cimento in sperimentazioni culinarie per stupire i miei ospiti, sperimentazioni che, se trovo fantastiche, si trasformano in veri e propri suggerimenti per voi.
C’è un modo alternativo per servire le creme di liquore che trovate sul mio shop e non vedevo l’ora di condividerlo con voi.
I passaggi sono semplici e veloci, ma vi faranno fare un figurone. Munitevi di Divino amore, della crema di liquore al Mustacciolo o quella al pasticciotto, in base alle vostre preferenze e fantasia: oltre a servirli nel modo tradizionale, con le cialdine croccanti a corredo, ben ghiacciati, sperimentateli sul gelato, meglio se creme più classiche e neutre. Ovviamente poi seguite i vostri gusti e non date limiti alla fantasia.

Affogate il vostro gelato in una coppa con queste creme di liquore e avrete un dessert unico con cui stupire e deliziare i vostri ospiti; in alternativa potete anche tagliare una coppa di frutta fresca a pezzettoni, fragole, anguria, ananas, e annaffiarle con una dose generosa di liquore a scelta, ma mi raccomando, fate in modo che sia frutta che creme di liquore siano ben fredde. La chicca che ho scoperto - ed è stata una rivelazione e un tripudio di gusto, una gioia per le papille gustative!- è quella dell’accostamento del Divino amore con i chicchi di melograna. Strepitosi, testatela assolutamente anche voi!

Se siete, ancora, grandi cultori del caffè non potete perdere un classico salentino rivisitato, quello del caffè in ghiaccio con latte di mandorla, che prevede di allungare il caffè con il Divino amore, il liquore che esalta il gusto delle mandorle dolci, freschissimo al palato, che darà vita a una bevanda leccese riformulata con estro e un tocco in più.

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CARTOLINE PASQUALI DAL SALENTO: TRADIZIONI E CURIOSITA' SUI DOLCI DI PASTA DI MANDORLE

Quasi a ridosso di Pasqua cominciano a fioccare i vari ordini nel mio shop e anche quest’anno mi sono resa conto di quanto anche voi preferiate gli agnelli pasquali di pasta di mandorle a quelli in carne e ossa.
Considerazioni a parte, è da voi questa volta che traggo ispirazione per questo post, perché con le vostre curiosità e le vostre domande date spunti validi per raccontare cosa si cela dietro a questi prodotti, dagli agnellini, tipici dolci del periodo, agli zaffiri, delizie di pasta reale ricoperta e glassata da zucchero fondente, cacao, granella di nocciole e cioccolato.

Lo scorso anno vi abbiamo raccontato in questo post la storia degli agnellini di pasta di mandorle e il perché si ritrova sulle tavole di tutti i salentini nel giorno di Pasqua, ma quest’anno, al contrario, approfondiamo qualche curiosità legata proprio a questi due dolciumi, raccontandovi anche le differenze tra pasta di mandorle e pasta reale, oltre a darvi dei suggerimenti per esaltare i sapori di queste golosità e stupire in tavola con abbinamenti ricercati.
Apro una sola parentesi, perché amo raccontare a voi quel che io stessa imparo dalle persone con cui collaboro, gli addetti ai lavori in pasticceria: sapevate che gli agnellini pasquali, come dolce tipico, sono una derivazione, se così possiamo definirla, degli zaffiri?
Gli zaffiri, anche detti dolcetti della sposa, così chiamati perché erano un tempo oggetto di omaggi e degustazioni durante i festeggiamenti dei matrimoni, hanno lo stesso impasto degli agnellini di pasta di mandorle. Proprio dagli zaffiri e dal loro impasto è derivato poi uno dei dolci tipici salentini emblema dei festeggiamenti pasquali, gli agnellini.

Dopo questa piccola digressione, comincio col rispondere a una domanda che mi sento ripetere sempre più spesso: qual è la differenza tra pasta di mandorle e la pasta reale?
La risposta è semplice, perché si tratta sostanzialmente della stessa cosa, ma ciò che differisce è in realtà la modalità di preparazione e il gusto stesso di una e dell’altra, una rigorosamente con mandorle fresche, tritate in modo finissimo e cotte, l’altra con mandorle fresche e tritate, lavorata a crudo. Una nota importante da fare, a onor di cronaca, è quella relativa proprio a questo ingrediente principe, le mandorle. Le mandorle sono raccolte, sgusciate e sottoposte a un processo di lavorazione che ben differisce da quello che si attua per la preparazione della farina di mandorle, spesso prodotta con mandorle di seconda scelta e, generalmente, spezzate.
Quello che si differenzia da queste, pur avendo una base di pasta di mandorle stessa, è in realtà il marzapane, preparato con un legante di albumi d’uovo che lo rende più compatto e, ovviamente, anche un po’ più “carico” dal punto di vista del gusto.

La pasta di mandorle “pasta reale” salentina è tra le più rinomate al mondo perchè viene usata una mandorla ricca di olii essenziali, frutto dei andorlati baresi da cui proviene, e che rende il dolce gustoso profumato e morbidissimo.
Volete sapere un trucchetto in più per enfatizzare i sapori già di per sè meravigliosi di questi dolci e rendere la vostra Pasqua ancora più speciale?
Li ho sperimentati per voi e sono stupefatta della resa, provare per credere!
Vi basterà stappare una bottiglia di Zaff, il liquore a base di infuso di zafferano che trovate nella sezione liquori del sito, per scoprire un gusto gentile e affabile che rivela solo dopo il primo sorso il sentore erbaceo che lo caratterizza.
Dedicatevi alla sperimentazione, senza aver paura di osare: affettate l’agnellino di pasta di mandorle o prendete uno zaffiro, pucciatelo in un bicchiere di Zaff come se steste facendo colazione con latte e biscotti, oppure addentate il dolce e bevete un sorso di liquore subito dopo.
Ci sarà un’esplosione di gusti, una declinazione di sapori che parlerà di un binomio vincente e irripetibile, un racconto di sud che parte da frutti piccoli e deliziosi quali le mandorle, che diventano regine indiscusse in prodotti dolciari di altri tempi.

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GIUSEPPE ZIPPO, STORIE DI SCELTE E PASSIONE

Ritorno sul blog con una storia che mi sta molto a cuore, perché racconta non solo i segreti che si celano dietro a ogni prodotto Le Mille Voglie, ma perché racconta anche di un amico, di un’anima sincera e con una voglia di fare unica, che è riuscito a divenire quel che è solo grazie al suo entusiasmo e alla sua passione per l’arte della pasticceria: Giuseppe Zippo.

Giuseppe è un ragazzino irrequieto, che cresce con la nonna.
Il suo papà lavora in Svizzera, sua mamma è una bracciante agricola, lui trascorre i pomeriggi con il fratello, col quale come tutti i bambini ha scontri e baruffe tipiche dell’età.
Per questo la sua mamma per evitare di creare disordine e di farli stare troppo tempo insieme, quando Giuseppe ha solo 8 anni, decide di portarlo con lei nei campi, per intrattenerlo con piccoli lavoretti. La proprietaria del campo in cui la mamma lavora, però, vedendo quel bambino ancora così piccolo, avanza una proposta: perché non mandarlo nella bottega del marito, falegname, a imparare “un’arte” spendibile anche un domani? E così Giuseppe comincia a frequentare la falegnameria di mastro Enzo, con ben poca voglia, a dirla tutta. Il posto non è esattamente quel che si definisce un luogo sicuro per un bambino, tra attrezzi del mestiere come seghe, trapani, smerigliatrici.
Giuseppe si annoia, ma nei suoi pomeriggi nota che proprio di fronte alla falegnameria c’è una pasticceria.
Proprio quella sarà la svolta che darà poi forma a tutti i suoi sogni e al suo cammino, ma Giuseppe è ancora piccolo, non ha idea di quel che sarà il suo futuro.

Comincia a frequentare la pasticceria, è così piccino che per arrivare al bancone sale su una cassa d’acqua rovesciata, ma il lavoro gli piace, gli piace tantissimo! Lo appassiona così tanto che il pensiero di andare in pasticceria gli serve da sprone per finire presto i compiti e correre a impastare, a scoprire l’arte dei dolci, gli impasti, le consistenze e la sofficità delle creme.
Continua così sino al 1997, ben sei anni in cui ha appreso, sperimentato, sbagliato, sino a che la pasticceria Le Mille Voglie - sì, si chiamava proprio così!- non si ritrova a chiudere.
La mamma di Giuseppe lo vede così preso da trovare una seconda opportunità, la pasticceria Tre Pini a Tricase, in cui lo accompagna ogni giorno a bordo del suo motorino, e qui Giuseppe perfeziona l’arte, sino al 2000.
Una volta compiuti 16 anni era finalmente nelle condizioni di poter sottoscrivere un contratto, tanto che parte per la stagione estiva a Firenze, presso la rinomata Caffetteria Nannini.
In quinto superiore un brutto incidente lo costringe a uno stop forzato, che però gli riserva una bella sorpresa: Giuseppe infatti conosce Federica, la sua attuale moglie, che sposa nel 2009.
Nel mentre passa una fetta di vita fatta di selezioni come uno dei migliori alunni della scuola alberghiera che frequenta e che lo porta per uno stage a Sharm el Sheik e da lì a Castro e poi nuovamente Firenze.
Ma la città non fa per lui: il paese è il suo primo amore, è a dimensione umana, c’è il calore del saluto tra le persone al mattino, i ritmi più lenti, l’empatia tipica della gente del sud.
Giuseppe rientra e acquista la sua prima pasticceria. Ha solo 19 anni, è il 2003 e con l’aiuto dei suoi genitori, e di Federica, inizia la sua grande avventura.
Nel 2011 la sua mamma amatissima viene a mancare e Giuseppe ha un crollo fisico ed emotivo grandissimo, tanto da sentirsi così demotivato da voler chiudere; pensa di intraprendere una strada come consulente esterno, forte anche del fatto che nel corso degli anni si è confrontato con mastri pasticceri di fama internazionale. Parliamo di un periodo consistente, due anni trascorsi a denti stretti, tra decisioni che incalzano, ripensamenti, malinconie.
Prevale la voglia di fare, prevale la capacità di un uomo di plasmare la sua strada.
Il 9 luglio 2014, un mercoledì, Giuseppe Zippo si trasferisce nel suo spazio, che è ancora il suo mondo attuale: la pasticceria Le Mille Voglie di Specchia, un punto di riferimento in paese, ma anche per le realtà limitrofe, in cui Giuseppe dà sfogo a tutta la sua creatività e maestria in campo dolciario. Un nome che è un omaggio ai suoi inizi e che, ancora oggi, è un laboratorio attivissimo con all’attivo prodotti di livello, gusto, con sperimentazioni e un occhio sempre a novità e ingredienti alternativi.
Una storia di cuore, amore e scelte.