AMARO SAN DOMENICO, LA BELLEZZA DELLA TRADIZIONE

Amaro, ossia quel delizioso liquido che alla fine di pasto pantagruelico ti offre la gentile illusione di poter digerire anche seicentotre portate minime, riuscendo a ricavare nuovamente anche lo spazio per il dolce. Se siete mai stati preda di questo invadente sentimento post prandiale sapete, dunque, che ruolo fondamentale giochi un amaro servito in tavola di gran carriera, con zelo ed entusiasmo.

Per questo oggi ho pensato che non avrei potuto non parlarvi di un prodotto che rientra in questa categoria, ma che ovviamente ha una serie di plus che vi faranno innamorare letteralmente sempre di più a ogni sorso.
L’amaro salentino San Domenico si presenta in tutta la sua bellezza con una ricetta che affonda le radici addirittura nel quindicesimo secolo d.C., quando venne elaborato nel monastero dei frati domenicani di Lecce. Da qui il nome di un prodotto che oggi è riconosciuto a tutti gli effetti come P.A.T. (Prodotto Agroalimentare tradizionale Pugliese) dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e che si presenta al pubblico con un’etichetta che non può che richiamare con elementi iconografici la sua storia: il convento, un mortaio con all’interno una selezione di erbe aromatiche che sono alla base.

Un mix di erbe dal sapore intenso e deciso, per una gradazione che arriva a 30 gradi e che dà origine a un prodotto dal gusto strutturato, corposo e deciso. Un digestivo strong, ma con un piacevole risvolto dato dal retrogusto raffinato e piacevole delle componenti vegetali. Perfetto da consumare sia liscio che in ghiaccio, a fine pranzo e cena.
Io lo consiglio come regalo perfetto e ideale per intenditori e amanti del genere perchè oltre a essere un prodotto gradito al palato, racchiude i segreti e sapori di una tradizione antica come quella salentina, sempre ricca di fascino e così importante da dover essere tutelata e tramandata senza fermi.